Ammissione al passivo: mancanza di data certa su scritture è rilevabile d’ufficio

(Cassazione Civile , SS.UU., sentenza del 20.2.2013 n. 4213)

Nei confronti del creditore che proponga istanza di ammissione al passivo del fallimento, in ragione di un suo preteso credito, il curatore è terzo e non parte, circostanza da cui discende l’applicabilità dei limiti probatori indicati nell’art. 2704 c.c.

La mancanza di data certa nelle scritture prodotte si configura come fatto impeditivo all’accoglimento della domanda oggetto di eccezione in senso lato, in quanto tale rilevabile anche di ufficio dal giudice. La rilevazione di ufficio dell’eccezione determina la necessità di disporre la relativa comunicazione alle parti per eventuali osservazioni e richieste e subordina la decisione nel merito all’effettuazione del detto adempimento. E’ questo il principio di diritto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza 20 febbraio 2013, n. 4213 con cui viene risolto un conflitto giurisprudenziale in tema di rilevabilità dell’eccezione relativa alla mancanza di data certa nelle scritture prodotte dal creditore nell’ambito del procedimento di verifica dei crediti.

Nel caso di specie un’impresa agricola chiedeva l’ammissione al passivo di un fallimento, vantando un credito in parte privilegiato in relazione a forniture effettuate in favore della società “in bonis”. Il Tribunale territoriale riteneva improponibile la domanda, mentre la Corte di Appello riformava parzialmente la decisione impugnata, ritenendo il ricorso proponibile seppur infondato nel merito. Infatti, secondo il giudice d’appello l’impresa agricola aveva prodotto soltanto fatture e copie fotostatiche di alcune bolle di vendita senza rispettare le condizioni richieste dall’art. 2704 c.c., ai fini della certezza e computabilità della data della scrittura riguardo i terzi, circostanza che avrebbe imposto, conseguentemente, il rigetto dell’istanza di ammissione.

L’impresa propone ricorso per cassazione con successiva trasmissione degli atti da parte del Collegio al Primo Presidente della Corte ai fini di un’eventuale assegnazione della causa alle sezioni unite, avendo riscontrato che con il quarto e il quinto motivo di ricorso era stata prospettata, sotto diverse angolazioni, la questione della configurabilità del requisito della certezza della data di scritture private come elemento costitutivo della fattispecie sostanziale o piuttosto come elemento impeditivo del riconoscimento del diritto, opponibile in via di eccezione dalla curatela, tesi che avrebbero entrambe ricevuto riconoscimento nella giurisprudenza di legittimità.

Sul punto le Sezioni Unite ribadiscono l’esistenza di tre indirizzi interpretativa: un primo che attribuisce all'elemento della data certa il valore di elemento costitutivo del diritto di partecipazione al concorso, in quanto tale con onere di dimostrazione a carico dell'istante; un secondo, che configura la mancanza di data certa come un fatto impeditivo del diritto azionato, deducibile esclusivamente dal curatore quale parte controinteressata, e quindi suscettibile di ingresso nel processo esclusivamente a seguito di specifica eccezione di quest'ultimo; un terzo, che facendo derivare dalla detta mancanza l'assenza dei fatti costitutivi del diritto azionato, la qualifica come eccezione in senso lato, per ciò rilevabile di ufficio dal giudice.

Gli Ermellini ritengono – in conformità al costante orientamento della Corte - che il curatore sia terzo e non parte, non essendo un successore del fallito e non avendo pertanto preso parte al rapporto giuridico posto a base della pretesa creditoria, fatta valere in sede di ammissione. Ne consegue pertanto che, in sede di verifica dei crediti, ai fini della determinazione della data di scritture private trova piena applicazione il primo comma dell'art. 2704 c.c.

Secondo il Palazzaccio, una simile conclusione fa sorgere una seconda questione, vale a dire quella concernente l'individuazione delle modalità attraverso le quali il profilo relativo alla data certa di una scrittura privata può trovare ingresso nel processo ed essere oggetto di esame da parte del giudice delegato.

La conclusione sarà, come visto, è che la mancanza di data certa nelle scritture prodotte si configura come fatto impeditivo all’accoglimento della domanda, oggetto di eccezione in senso tale. In questo modo essa sarà rilevabile anche d’ufficio da parte del giudice delegato, determinando in ogni caso la necessità di disporre la relativa comunicazione alle parti per eventuali osservazioni e richieste o subordina la decisione nel merito all’effettuazione del detto adempimento.

(Altalex, 13 marzo 2013. Alessandro Ferretti)

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