FINANZIAMENTI BANCARI AGLI ANZIANI

Nuda proprietà e Prestito vitalizio ipotecario 

Uno dei temi di attualità più caldi è sicuramente il conflitto intergenerazionale. È risaputo che nella nostra società siano gli anziani coloro che solitamente possiedono più soldi, a discapito dei giovani, che fanno anche molta fatica a guadagnarseli da soli, facendo affidamento su genitori e nonni. In tempi di crisi come questi, però, anche gli anziani si trovano spesso a corto di liquidità: non hanno una pensione elevata,  non possono chiedere soldi ai figli o a nipoti squattrinati, però almeno riescono a  godere di una casa di proprietà ottenuta con il lavoro e i sacrifici di una vita. 

Nel nostro ordinamento era già presente uno strumento per dare liquidità finanziaria ad un anziano: la vendita della nuda proprietà. Nulla di scandaloso, ne ha trattato anche Lidia Ravera in un suo romanzo di grande successo. Il punto è questo: un’arzilla signora ultra settantenne che ha necessità imminente di denaro può scegliere di vendere la propria casa, ma di tenere per sé il diritto di viverci per tutta la vita (usufrutto vitalizio) in cambio dell’accordo che alla sua morte l’immobile diventerà di proprietà di un terzo, l’acquirente della nuda proprietà; con questa pratica la donna ottiene immediatamente dal compratore una cospicua somma di denaro. Ciò significa che il valore di mercato della casa viene diminuito di un tot prestabilito, in relazione all’età dell’usufruttuaria: quanto più questa persona è anziana, tanto maggiore sarà la somma ricevuta, poiché viene stimato un numero di anni inferiore all’inevitabile “passaggio a miglior vita” del soggetto, con la conseguenza che l'immobile diventa immediatamente abitabile dall'acquirente. Questo sistema viene praticato, sebbene resti comunque poco usato.

Da oggi c’è un’ulteriore novità, l’entrata in vigore del regolamento attuativo del “prestito vitalizio ipotecario”. In sostanza ogni persona che abbia compiuto 60 anni di età può ottenere un finanziamento ipotecando la propria casa, e ciò implica la possibilità di vivere serenamente senza pensare di dover restituire il prestito. Quando accadrà l’inevitabile “passaggio a miglior vita”, il suddetto prestito dovrà essere pagato dagli eredi, qualora volessero tenere per sé la casa. Se tale volontà non fosse manifestata, sarà la banca a mettere in vendita l’immobile per coprire il prestito. Se il sessantenne in questione è sposato o convivente, anche il coniuge deve aver compiuto 60 anni affinché sia finalizzata la pratica, ed entrambi devono firmare il documento. La banca non fa nulla fino alla morte del più vecchio tra i due - a meno che non si verifichino fatti che mettano in dubbio il momento in cui potrà essere soddisfatta - e quando ciò accade l’altro deve lasciare la casa. Il motivo è ovvio: anche qui, come nell’usufrutto, quanto più è anziana la persona che chiede il finanziamento, tanto più sarà alta la somma, perché minore è il tempo di attesa. Chi lo chiede a 60 anni dovrebbe poter ottenere solo il 20% circa, mentre chi ne ha 90, potrebbe arrivare ad avere il 60% del valore di mercato. 

In un modo o nell’altro con questi due sistemi gli anni della vecchiaia potranno essere più sereni, ma il rovescio della medaglia è la sofferenza, oltre che emotiva, anche economica degli eredi. A questo punto se proprio si vuol ottenere più soldi perché non piantarli nel Campo dei Miracoli come fa Pinocchio nel romanzo di Collodi? Purtroppo questa è solo una favola.

(15 marzo 2016 - Avv. Roberto Nicolini)

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