La scomparsa della data certa “postale”!

Tutto cambia e dopo tanti tanti anni anche la “data certa postale” tra poco non esisterà più. 

Ma che cos’è questa “data certa”? 

Si tratta di una questione tutta italiana, tanto che all’estero strabuzzano gli occhi quando si accenna a queste parole.

Fino ad oggi bastava piegare il documento in due lasciando la parte superiore interna libera, scriverci la  propria intestazione, appiccicarci un francobollo e andare in posta chiedendo il timbro (per spedizione a titolo particolare).

Semplicissimo e poco costoso.

Dal 1 aprile 2016  (e non è un pesce d’aprile!) questo servizio delle Poste Italiane è andato definitivamente in pensione.

Ora, invece, per poter dire che un qualsiasi documento è stato fatto in una data precisa - o almeno non dopo una certa data - senza che nessuno possa contestarlo, si tratti di un contratto, un atto, una dichiarazione o quant’altro, bisogna farlo autenticare da un notaio, con i relativi costi aggiuntivi, oppure all’ufficio del registro, sempre previo pagamento di una bella somma per l’imposta (di base il 3% del valore). 

Le alternative comunque ci sono, ad esempio la posta elettronica certificata (PEC), che garantisce anch’essa data certa, oppure l’apposizione della cosiddetta marca temporale sui documenti informatici, che può essere utilizzata anche congiuntamente alla firma digitale. 

Ma per le persone che ancora non sanno usare un computer, e ce ne sono tante, era sicuramente molto più rassicurante, facile e quasi romantica, la vecchia data certa “postale” oramai estinta.

(22 aprile 2016 - Avv. Roberto Nicolini)

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