Il Trisnonno Italiano
Quante volte ho assistito clienti americani, argentini, brasiliani, nella procedura per ottenere la cittadinanza italiana. Anche recentemente mi è stata fatta una richiesta, alla quale ho risposto tenendo conto delle recenti novità. L'acquisizione della cittadinanza italiana si fonda storicamente sul principio dello iure sanguinis, ovvero per discendenza da un avo italiano, come sancito dalla Legge n. 91 del 1992.
Questo diritto, che permette di ottenere il riconoscimento dello status di cittadino indipendentemente dal luogo di nascita, ha generato un vasto numero di potenziali richiedenti tra i discendenti dei circa 27 milioni di emigrati italiani nel mondo. La giurisprudenza ha costantemente ribadito che si tratta di un diritto soggettivo, accertabile in sede giudiziaria qualora la via amministrativa risulti impraticabile o eccessivamente lenta.
Tuttavia, una recente riforma, delineata tra il 2024 e il 2025, ha introdotto condizioni più restrittive per l'acquisizione della cittadinanza per discendenza. La normativa ha fissato una data limite (27 marzo 2025) per la presentazione delle domande secondo il regime precedente, più favorevole, e ha introdotto nuovi requisiti che limitano la trasmissione dello status oltre certi gradi di parentela, come il secondo grado, o la legano a periodi di residenza in Italia del genitore.
Questa modifica ha innescato una prevedibile corsa contro il tempo per presentare le istanze.
Per far fronte alla conseguente ondata di richieste, la legge approvata il 14 gennaio 2026 ha centralizzato la gestione delle pratiche presso un ufficio del Ministero degli Affari Esteri.
Le nuove disposizioni impongono la presentazione delle domande esclusivamente in formato cartaceo, con documenti originali, e stabiliscono un termine di 36 mesi per la loro lavorazione.
In sostanza, per ottenere la cittadinanza italiana, oggi bisogna avere un nonno o una nonna italiani, (e non più come era precedentemente antenati più lontani) armarsi di documenti originali, spedirli via posta e attendere tre anni.
A quel punto, più che la cittadinanza, il richiedente si meriterebbe una medaglia olimpica per la pazienza burocratica.
ultimo aggiornamento gennaio 2026
