La "Tassa sulla Memoria": il Fisco entra nel Cloud
Con il decreto firmato dal Ministro della Cultura il 23 febbraio 2026, l'Italia ha inaugurato una nuova frontiera fiscale: la tassazione della memoria digitale L'estensione del compenso per copia privata ai servizi di archiviazione in rete, come iCloud, Google Drive e Dropbox, trasforma un istituto nato per supporti fisici in un prelievo ricorrente sullo spazio virtuale,indipendentemente dal contenuto effettivamente salvato
La normativa, originariamente concepita dalla legge sul diritto d'autore per compensare la duplicazione privata di opere, appare oggi disallineata rispetto alla fruizione di contenuti in streaming, rendendo la copia fisica un'attività residuale. Nonostante ciò, il decreto non solo estende il prelievo al cloud, ma aggiorna al rialzo le tariffe su quasi tutti i dispositivi dotati di memoria.
Si registrano aumenti significativi, che vanno dal 16,9% fino al 40%, per smartphone e tablet, e rincari intorno al 17% per computer, TV con funzioni di registrazione e dispositivi indossabili. Una novità di rilievo è l'inclusione esplicita dei dispositivi ricondizionati, introducendo di fatto un doppio prelievo lungo il ciclo di vita del prodotto
Per i servizi cloud, il compenso è calcolato mensilmente per gigabyte e per utente, con un tetto massimo di 2,40 €. Ciò impone ai provider nuovi e complessi oneri amministrativi, come la comunicazione trimestrale alla SIAE dei dati su utenti e capacità, aprendo la porta a costi aggiuntivi e possibili contenziosi
In questo scenario, l'utente si trova a pagare per una libertà di archiviazione sempre più onerosa.
Viene da chiedersi cosa convenga ancora salvare nel proprio spazio digitale. Forse solo la lista della spesa e le foto delle vacanze. Attenzione però: se la foto del vostro gatto in spiaggia dovesse diventare virale, non stupitevi se la SIAE busserà alla porta per chiedere la sua parte di .....croccantini digitali.
Ultimo aggiornamento marzo 2026
